Kigali
La capitale del Rwanda è una città in crescita tumultuosa, dove la voglia di modernità del centro cittadino contrasta con la povertà estrema delle colline che lo circondano.
Kigali è la Capitale del Rwanda. Ospita circa 1.000.000 abitanti e si trova nel cuore della ragione. A un anno del genocidio, Kigali appariva come una città completamente devastata. Mancava la corrente elettrica, tutti gli edifici pubblici erano stati distrutti. A più dieci anni dalla guerra la capitale si presenta come una città che aspira alla modernità sotto ogni aspetto. Le strade sono state allargate, ovunque sono sorti centri di affari, uffici di cambio e internet point. Il piccolo commercio, con le quali le donne sostentavano le loro famiglie vendono pochi frutti per le strade della città, è stato vietato. Al posto dello storico mercato cittadino è in costruzione un centro commerciale. Mentre sul terreno che ospitava l’accademia militare dove fu pianificato il genocidio, sorge un moderno istituto di scienze e tecnologie e sulle colline si sviluppano intere zone residenziali popolate da ville, piscine, parchi. Nonostante questo allure metropolitano della capitale, l’economia del paese è in fase di stagnazione se non di repressione e dipende ancora in buona parte dal sostegno internazionale. In seguito alla crescente povertà delle campagne rwandesi, Kigali e le altre aree urbane del paese sono oggetto di una massiccia urbanizzazione che causa gravi problemi di gestione alle pubbliche amministrazioni. La situazione è tale da aver spinto il governo a prendere drastici e discussi provvedimenti di de-urbanizzazione che prevedono - tra le altre cose - l’abbattimento delle modeste abitazioni di fango e mattoni sorte freneticamente nelle periferie della città. Kigali si trova poi oggi ad affrontare anche il dramma dei ragazzi di strada, sconosciuto fino al 1994 ed enfatizzato dalla massiccia urbanizzazione. Per le vie della capitale cercano di sopravvivere circa 250.000 bambini. Su di loro e sulle donne - spesso solo a sorreggere intere famiglie - ricadono ancora oggi le conseguenze più devastanti del genocidio. Ma le politiche sociali del governo sembrano latitare e nella maggior parte dei casi si affronta il problema dei ragazzi di strada – i maybobo - attraverso la repressione e l’intolleranza. Così che essi diventano facilmente il capro espiatorio per nascondere un problema crescente di microcriminalità diffusa cui il governo non riesce a dare risposta. Manca poi qualsiasi sostegno alle vedove del genocidio e alle donne con il marito in prigione, spesso vittime anche dell’aids, e caricate di nuove e pesanti responsabilità economiche e sociali.
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Progetto di Cooperazione decentrata con il Rwanda
A sostegno della società civile rwandese impegnata per la promozione dei diritti umani, l'educazione alla pace e l'autosviluppo delle persone la Scuola di Pace del Quartiere Savena intende promuovere un progetto di scambio e cooperazione con alcune di queste realtà.
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Rwanda
Tra i più piccoli paesi africani il Rwanda è stato a lungo conosciuto per i dolci profili delle sue colline e per il clima eternamente primaverile, fino a che il genocidio del 1994 ha cambiato la natura della sua fama.
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Amizero (Speranza)
Nata nel 1992 per promuovere i diritti delle donne, l'associazione Amizero ha dovuto a lungo lottare per far fronte alle immense perdite subite nel 1994 e riprendere le proprie attività di promozione sociale ed economica delle donne rwandesi.
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Umuseke (Aurora)
L'educazione alla pace è il cuore delle attivitàà di Umuseke, un'associazione nata con lo scopo di aiutare il Rwanda a superare i traumi del genocidio e ad avviarsi verso una cultura di convivenza pacifica.
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